Una maestra che dice “è intelligente ma non si applica”, pagelle che non tornano, o una diagnosi appena arrivata e cento domande. Questa è la guida per genitori ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento: cosa significa DSA, quali sono i quattro disturbi, come si riconoscono, la differenza con i BES e — soprattutto — il percorso, tappa per tappa, da qui in avanti.
📋 In questa guida
Quali sono i 4 DSA
| Disturbo | Cosa riguarda | Come si manifesta (esempi) |
|---|---|---|
| Dislessia | La lettura (velocità e correttezza) | Lettura lenta e faticosa, inversioni e sostituzioni di lettere, comprensione che cala quando l’energia va tutta nella decodifica |
| Discalculia | Il numero e il calcolo | Tabelline che non si fissano, calcoli a mente lenti, difficoltà con incolonnamenti e segni, ma ragionamento matematico spesso intatto |
| Disgrafia | Il gesto grafico della scrittura | Grafia poco leggibile e irregolare, lentezza, impugnatura faticosa, quaderni disordinati nonostante l’impegno |
| Disortografia | La correttezza ortografica | Errori persistenti di doppie, accenti, h, fusioni e separazioni illegali (“lacqua”, “in sieme”), anche dopo tanto esercizio |
I quattro disturbi spesso coesistono (si parla di comorbidità): un profilo dislessia + disortografia, ad esempio, è frequentissimo. È uno dei motivi per cui la valutazione va fatta da un’équipe e non “a occhio”.
Cosa NON sono i DSA
- Non sono un deficit di intelligenza. La diagnosi di DSA si fa proprio a condizione che l’intelligenza sia nella norma: molti studenti con DSA hanno QI sopra la media
- Non sono pigrizia o svogliatezza. Semmai il contrario: uno studente con DSA non riconosciuto fatica il doppio per ottenere la metà — ed è per questo che prima o poi smette di provarci
- Non sono una malattia da curare. Sono una caratteristica del neurosviluppo: non esiste una “terapia che li fa passare”, esistono percorsi (logopedici, didattici) che potenziano le abilità e strumenti che compensano
- Non sono un problema di vista o udito, né una conseguenza di problemi psicologici o di scarsa scolarizzazione: la diagnosi li esclude esplicitamente
- Non spariscono con l’età — ma con diagnosi tempestiva, strumenti e metodo, smettono di essere un limite al percorso scolastico e professionale
DSA e BES: che differenza c’è
Le due sigle si trovano spesso insieme (anche nel nome di questa sezione del blog) e generano confusione. La gerarchia è semplice: BES — Bisogni Educativi Speciali — è la categoria-ombrello che comprende tutti gli studenti che necessitano di attenzioni educative particolari. Dentro ci sono tre gruppi:
- Disabilità certificate (legge 104/1992) → hanno diritto al PEI e all’insegnante di sostegno
- DSA certificati (legge 170/2010) → hanno diritto al PDP obbligatorio, con strumenti compensativi e misure dispensative
- Altri BES (svantaggio linguistico, socio-economico, difficoltà non certificabili) → il consiglio di classe può adottare un PDP, ma non è un obbligo di legge
Come si riconoscono: i segnali per età
Scuola primaria
- Lettura che resta lenta e stentata anche in 2ª-3ª, con errori che i compagni non fanno più
- Ortografia che non si stabilizza nonostante l’esercizio; grafia illeggibile o faticosissima
- Tabelline e fatti numerici che “entrano ed escono”; conta ancora sulle dita quando i pari hanno automatizzato
- Grande divario tra ciò che sa esporre a voce e ciò che produce per iscritto
Scuola media
- Studio che richiede il triplo del tempo dei compagni, con risultati che non lo riflettono
- Rifiuto crescente della lettura ad alta voce, dei compiti scritti, delle lingue straniere
- Appunti inutilizzabili; il diario è un buco nero organizzativo
- Frasi come “sono stupido”, calo di autostima e motivazione
Superiori (e adulti)
- Ce l’ha sempre fatta “compensando” con intelligenza e fatica, ma al crescere del carico il sistema salta
- Tempi di studio insostenibili, ansia da verifica, risultati altalenanti inspiegabili
- Non è mai troppo tardi: la valutazione si può fare anche alle superiori e da adulti
Il percorso in 5 tappe: dal sospetto allo studio quotidiano
Tappa 1 — Il sospetto
Confronta le tue osservazioni con gli insegnanti (loro vedono tuo figlio accanto a 25 coetanei: il confronto è prezioso) e col pediatra. Se i segnali convergono, si passa alla valutazione — senza aspettare “che maturi”.
Tappa 2 — La valutazione e la certificazione
Un’équipe (neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista) del SSN o privata accreditata svolge la valutazione e, se conferma, rilascia la certificazione DSA: il documento che apre tutte le tutele. Tempi, costi e differenze ASL/privato nella guida dedicata:
🩺Tappa 3 — La consegna a scuola
La certificazione va protocollata in segreteria (mai la semplice consegna a mano al docente). Da quel momento la scuola ha l’obbligo di attivarsi.
Tappa 4 — Il PDP
Il consiglio di classe redige il Piano Didattico Personalizzato: strumenti compensativi, misure dispensative e criteri di valutazione, materia per materia. È il documento che governa la vita scolastica di tuo figlio, e va letto riga per riga prima di firmarlo:
📄Tappa 5 — Lo studio quotidiano (la tappa che dura anni)
Qui si vince o si perde la partita: gli strumenti concessi vanno imparati, e serve un metodo di studio costruito sul profilo di tuo figlio. Le due risorse per partire:
🗺️La legge 170/2010 in due minuti
La legge 8 ottobre 2010, n. 170 riconosce dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia come Disturbi Specifici dell’Apprendimento e garantisce agli studenti certificati: il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata (il PDP), l’uso di strumenti compensativi e misure dispensative, forme adeguate di verifica e valutazione (anche agli esami di Stato e all’università), e la diagnosi precoce con attività di individuazione a scuola. Le Linee Guida attuative (DM 5669/2011) dettagliano come tutto questo va applicato in classe.
Punto spesso frainteso: la legge 170 non riduce gli obiettivi di apprendimento. Cambia gli strumenti e le modalità, non il traguardo: il diploma di uno studente DSA vale esattamente come quello dei compagni.






