PDP, PEI, GLO, Legge 170, Legge 104: sigle che si rincorrono nei colloqui con la scuola e che spesso vengono usate come se fossero la stessa cosa. Non lo sono. Sapere chi fa cosa, entro quando, e cosa puoi pretendere è la differenza tra una tutela che funziona e una scritta sulla carta.
Quando la scuola ti parla per la prima volta di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) o di un Piano Educativo Individualizzato (PEI), capita di uscire dal colloquio con più dubbi che risposte. Sono la stessa cosa? Chi li firma? Cosa succede se un docente non li applica? Mio figlio ha un PDP: avrà anche il sostegno?
In questa guida mettiamo in ordine tutto: cosa sono davvero PDP e PEI, quando servono uno e quando l’altro, chi li scrive, entro quando, e cosa puoi fare quando la scuola non rispetta quanto ha scritto e firmato.
La differenza in due righe
PEI = studenti con disabilità certificata (Legge 104/1992). Prevede l’insegnante di sostegno e un percorso individualizzato. Lo redige il GLO.
PDP = studenti con DSA (Legge 170/2010) o altri BES. Prevede strumenti compensativi e misure dispensative, senza insegnante di sostegno. Lo redige il Consiglio di classe.
Cos’è il PDP — Piano Didattico Personalizzato
Il PDP è il documento scolastico che formalizza il percorso personalizzato per studenti con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) o con altri Bisogni Educativi Speciali (BES).
È disciplinato dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170 e dal suo decreto attuativo, il D.M. 5669 del 12 luglio 2011, con le Linee Guida allegate.
Un PDP completo contiene:
- il profilo di funzionamento dello studente (cosa sa fare bene, dove fa fatica, in quali materie il disturbo incide di più)
- gli strumenti compensativi di cui può avvalersi (calcolatrice, sintesi vocale, mappe concettuali, software di videoscrittura, registratore…)
- le misure dispensative previste (esonero dalla lettura ad alta voce, dalla copiatura dalla lavagna, dallo studio mnemonico di tabelline e regole, tempi aggiuntivi nelle verifiche…)
- i criteri di valutazione personalizzati per ogni materia
- le strategie didattiche che i docenti adotteranno
- la collaborazione attesa con la famiglia
Per approfondire ognuno di questi punti, ti consigliamo l’articolo dedicato a strumenti compensativi e misure dispensative per DSA.
PDP per studenti con DSA: è obbligatorio
Quando la scuola riceve una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o privata accreditata, la redazione del PDP è un obbligo. Lo dice la Legge 170/2010 e lo conferma il D.M. 5669/2011. La scuola non può sottrarsi.
PDP per altri BES: è facoltativo
Per gli studenti con altri Bisogni Educativi Speciali (ADHD, funzionamento intellettivo limite, disturbi del linguaggio, svantaggio socio-economico o linguistico), il PDP è uno strumento “privilegiato” ma non obbligatorio. La Nota MIUR n. 2563 del 22 novembre 2013 ha chiarito che la sua adozione è una decisione del Consiglio di classe basata su valutazioni psicopedagogiche, non un atto dovuto in presenza di richieste della famiglia.
Cos’è il PEI — Piano Educativo Individualizzato
Il PEI è il documento scolastico per gli studenti con disabilità certificata ai sensi della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. È il piano che definisce il percorso educativo individualizzato, gli obiettivi didattici personalizzati e — punto cruciale — l’attivazione dell’insegnante di sostegno.
Il quadro normativo del PEI è cambiato in modo significativo negli ultimi anni:
- D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 66 — è la cornice generale dell’inclusione scolastica e disciplina il PEI all’art. 7
- D.I. 29 dicembre 2020, n. 182 — ha introdotto il modello nazionale uniforme di PEI e le relative Linee Guida
- D.I. 1° agosto 2023, n. 153 — ha apportato correttivi al precedente decreto, in seguito a un complesso iter giudiziario (annullamento del TAR Lazio del 2021, poi ripristinato dal Consiglio di Stato nel 2022)
Il risultato pratico è che oggi tutte le scuole italiane usano un modello nazionale di PEI uniforme, organizzato in sezioni standard che riguardano il quadro informativo, il funzionamento dello studente, gli obiettivi educativi, le ore di sostegno, le modalità di valutazione, gli interventi e la verifica del piano.
PEI e insegnante di sostegno
Una delle funzioni più importanti del PEI è la proposta delle ore di sostegno necessarie per l’anno scolastico successivo. Il PEI redatto in via provvisoria entro giugno contiene questa proposta, che poi viene formalizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale.
L’insegnante di sostegno è una figura specifica della Legge 104/1992. Non è previsto per gli studenti con DSA né per gli altri BES.
Differenza tra PEI e PDP: la mappa
Per fissare la distinzione una volta per tutte:
| PEI | PDP | |
|---|---|---|
| Per chi | Studenti con disabilità certificata | Studenti con DSA o altri BES |
| Normativa | L. 104/1992, D.Lgs. 66/2017, D.I. 182/2020, D.I. 153/2023 | L. 170/2010, D.M. 5669/2011, CM 8/2013 (per BES) |
| Cosa garantisce | Insegnante di sostegno + percorso individualizzato (anche con obiettivi differenziati) | Strumenti compensativi + misure dispensative + valutazione personalizzata |
| Chi lo redige | GLO (Gruppo di Lavoro Operativo) | Consiglio di classe / team docenti |
| Modello | Nazionale uniforme | Definito dalla singola scuola |
| Termini | Provvisorio entro giugno, definitivo entro 31 ottobre | Entro il primo trimestre, di norma entro il 30 novembre |
| Aggiornamento | Annuale, modificabile in corso d’anno tramite GLO | Annuale, revisione richiedibile in corso d’anno |
| Obiettivi didattici | Possono essere ridotti o differenziati | Restano quelli della classe (cambia il “come” si raggiungono) |
Punto da chiarire: chi ha il PDP NON ha il sostegno
È una delle confusioni più frequenti. Il sostegno è previsto solo per chi ha un PEI ai sensi della Legge 104. Uno studente con DSA o altri BES ha un PDP, che gli garantisce strumenti compensativi e misure dispensative — ma non un docente di sostegno. Sono tutele distinte, attivate da percorsi normativi diversi.
Chi redige il PDP
Il PDP è un atto della scuola, redatto collegialmente. Vediamo chi è coinvolto e come.
Il Consiglio di classe (o il team docenti)
Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, il PDP è redatto dal Consiglio di classe. Nella scuola primaria, dal team dei docenti. Tutti i docenti che lavorano con lo studente partecipano alla stesura — la personalizzazione è una responsabilità di tutta la classe, non solo del coordinatore o di un singolo insegnante.
Il Dirigente Scolastico
Il Dirigente Scolastico è il garante del rispetto della normativa. Coordina il processo, supervisiona la stesura e firma il documento. La sua firma (o quella di un docente da lui delegato) è quella che rende il PDP formalmente valido.
Il referente DSA
Ogni istituto scolastico ha (o dovrebbe avere) un referente DSA, un docente con formazione specifica che supporta il Consiglio di classe nella stesura del PDP, mantiene i rapporti con la famiglia e con gli specialisti clinici, e funge da punto di riferimento operativo.
La famiglia
La famiglia partecipa alla stesura. Le Linee Guida MIUR 2011 parlano esplicitamente di “raccordo” e “patto educativo/formativo” tra scuola e famiglia. In pratica:
- i genitori hanno diritto a visionare la bozza del PDP prima della firma
- possono proporre integrazioni e modifiche (per esempio strumenti che hanno già funzionato in famiglia)
- possono chiedere chiarimenti e una riunione di confronto prima di firmare
- possono rifiutarsi di firmare se in disaccordo con i contenuti
Lo studente
Quando l’età lo consente — di norma alle superiori — è opportuno che lo studente stesso partecipi al processo, conosca il proprio PDP e lo firmi. Non è solo una formalità: capire i propri strumenti e diritti è il primo passo per imparare a usarli con autonomia.
Chi redige il PEI
Il PEI è redatto dal GLO — Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione, istituito dall’art. 9 del D.Lgs. 66/2017. Non è il Consiglio di classe da solo: è un organismo specifico, allargato.
Il GLO è composto da:
- il team dei docenti della classe (compreso l’insegnante di sostegno)
- i genitori dello studente
- gli specialisti dell’ASL che lo seguono (di norma un neuropsichiatra infantile o uno psicologo)
- lo studente stesso, quando l’età e la condizione lo consentono
- eventuali esperti indicati dalla famiglia (su richiesta motivata)
- il Dirigente Scolastico (o un suo delegato), che presiede
Il GLO si riunisce almeno due-tre volte all’anno: una per la stesura del PEI provvisorio entro giugno, una per il PEI definitivo entro ottobre, e altre incontri di verifica e modifica durante l’anno se necessario.
Come si ottiene un PDP: i passaggi pratici
Il percorso pratico per arrivare a un PDP attivo segue passi precisi.
Ottieni la diagnosi di DSA
La diagnosi va richiesta a una struttura sanitaria pubblica (UONPIA/ASL) o a un ente privato accreditato con la Regione di residenza. Il documento deve contenere il profilo di funzionamento dello studente e i codici nosografici di riferimento (ICD-10 o DSM-5). I tempi possono essere lunghi nelle ASL: in molte regioni esistono centri accreditati che riducono l’attesa.
Consegna e protocolla la diagnosi in segreteria
Porta la diagnosi alla segreteria della scuola chiedendo che venga protocollata (chiedi sempre la ricevuta con numero di protocollo e data). Da questo momento la scuola sa che lo studente ha una diagnosi di DSA e scatta l’obbligo di attivare il percorso personalizzato ai sensi della Legge 170/2010.
Partecipa alla redazione del PDP
Il Consiglio di classe redige il PDP entro il primo trimestre (di norma entro il 30 novembre). Hai diritto a leggere la bozza, proporre integrazioni e chiedere modifiche prima della firma. Se hai un referente specialista che segue tuo figlio, può essere utile coinvolgerlo nella stesura — con il consenso della scuola.
Firma e applicazione
Il PDP è firmato dal Dirigente scolastico, dai docenti del Consiglio di classe e dai genitori. Una volta firmato, gli strumenti e le misure indicati diventano un diritto esigibile: ogni docente, di ogni materia, è tenuto ad applicarli. Chiedi una copia firmata da conservare.
Monitoraggio e revisione
Il PDP va rivisto periodicamente (di norma all’inizio di ogni anno scolastico, ma anche in corso d’anno se serve). Se una strategia non funziona, la famiglia può richiederne formalmente la modifica con istanza scritta al coordinatore. Il monitoraggio dell’efficacia delle misure è previsto dall’art. 5 c. 3 della Legge 170/2010.
Cosa fare se il PDP non viene rispettato
Capita. Più spesso di quanto non si pensi. Le strade per intervenire, in ordine crescente di formalità:
- Parla con il docente direttamente. A volte è una svista, una dimenticanza, una difficoltà organizzativa che si risolve in cinque minuti.
- Coinvolgi il coordinatore di classe o il referente DSA dell’istituto. Sono figure pensate proprio per mediare tra famiglia e singoli docenti.
- Richiedi un colloquio formale con il Dirigente Scolastico. Porta il PDP firmato e gli esempi concreti di mancata applicazione. È il garante della normativa, ed è il livello in cui la maggior parte delle situazioni si sblocca.
- Presenta una segnalazione formale all’Ufficio Scolastico Regionale. Se la situazione non si risolve a livello di istituto, è lo step successivo. Va presentata per iscritto, protocollata, con documentazione.
- Vie legali. In casi estremi, soprattutto quando la mancata applicazione del PDP ha provocato un danno concreto (per esempio una bocciatura), è possibile rivolgersi a un legale. La giurisprudenza amministrativa ha più volte dato ragione alle famiglie quando la scuola ha disatteso il PDP.
Cosa succede se un docente non firma il PDP
Una domanda che ricorre spesso e che merita una risposta chiara. Il PDP è una delibera collegiale del Consiglio di classe, non un atto del singolo docente. Quindi:
- per la validità formale del documento, è sufficiente la firma del Dirigente Scolastico (o di un suo delegato).
- se un docente non firma, il PDP rimane valido. Quel docente è comunque tenuto ad applicarlo: la mancata firma non è una “obiezione di coscienza”, è semmai un atto di insubordinazione.
- se il docente non applica il PDP, viola la Legge 170/2010. Questo può comportare conseguenze disciplinari interne e, in caso di danno concreto allo studente, contenzioso legale.
In pratica: un PDP senza la firma di un docente è un segnale brutto (la scuola non è allineata internamente) ma resta giuridicamente operativo. Il docente che non firma non si sottrae all’obbligo.
Avere il PDP è il primo passo. Il secondo è usarlo bene.
Il PDP è un documento. Da solo, non studia. Non fa esercizi. Non costruisce un metodo.
Chi ha vissuto la quotidianità di uno studente con DSA o BES sa che la differenza la fa come il PDP viene tradotto nello studio di tutti i giorni. Mappe concettuali che si fanno o non si fanno, sintesi vocale che si usa o si lascia in un angolo, tempi aggiuntivi che diventano un margine prezioso o solo cinque minuti in più di confusione.
Tre cose fanno davvero la differenza una volta che il PDP è firmato:
- Un metodo di studio coerente con il PDP. Non basta avere diritto agli strumenti compensativi: serve costruire un’abitudine di studio che li integri davvero.
- Un confronto regolare con un adulto che conosce il PDP e che aiuta a tradurlo nel quotidiano — può essere un genitore, un docente, un tutor.
- Una verifica periodica dell’efficacia: se gli strumenti scelti non funzionano dopo qualche mese, si chiede la revisione, non si insiste.
Per approfondire
Questo articolo fa parte della guida completa Futura alle neurodivergenze a scuola e all’università. Per andare più a fondo:
- BES (Bisogni Educativi Speciali): cosa sono e differenza con i DSA — la cornice pedagogica più ampia
- Strumenti compensativi e misure dispensative — quali sono, come si chiedono, come si usano
- Dislessia: come legge e come vede un dislessico — il DSA più diffuso, raccontato da dentro
- ADHD a scuola e all’università — strategie di studio per chi ha un ADHD






