Hai una diagnosi di DSA, un PDP, e in mano una lista di sigle e termini tecnici che nessuno ti ha mai davvero spiegato. Cos’è uno strumento compensativo? Cos’è una misura dispensativa? E soprattutto: a cosa servono davvero, quali ti spettano e come si usano per studiare meglio?
Quando arrivi al colloquio per il PDP la prima volta, ti dicono che lo studente con DSA ha diritto a “strumenti compensativi” e “misure dispensative”. Le due sigle suonano simili, ma sono due cose molto diverse — e capire la differenza fa la differenza tra un PDP che funziona davvero e uno che resta un foglio nel cassetto.
In sintesi: gli strumenti compensativi aggiungono qualcosa, le misure dispensative tolgono qualcosa. I primi sono ausili che ti permettono di fare l’attività (una calcolatrice, una mappa, un audiolibro). Le seconde sono esoneri che ti dispensano dal farla (leggere ad alta voce, copiare dalla lavagna, imparare le tabelline a memoria). Vediamo cosa significa nella pratica.
Cosa sono gli strumenti compensativi
Gli strumenti compensativi sono ausili — tecnologici, informatici o cartacei — che permettono allo studente con DSA di svolgere un’attività compensando la difficoltà specifica dovuta al disturbo. Non eliminano il compito: lo rendono accessibile.
Un esempio pratico: uno studente con dislessia deve studiare un capitolo di storia di venti pagine. Se prova a leggerle in silenzio, l’energia che gli serve solo per decodificare le parole è enorme — e quando arriva alla fine non ha più risorse per ricordare cosa ha letto. Con la sintesi vocale, il testo gli viene letto ad alta voce dal computer mentre lui segue con gli occhi. L’attività cognitiva si concentra sulla comprensione, non sulla decodifica. Il capitolo si studia. Funziona.
Lo strumento compensativo non è “un aiuto in più” rispetto agli altri studenti. È uno strumento che gli permette di lavorare al loro stesso livello, partendo da una condizione di partenza diversa.
I principali strumenti compensativi per i DSA
Quelli più diffusi e riconosciuti dalla normativa includono:
- Sintesi vocale (text-to-speech): trasforma in audio qualsiasi testo digitale. Indispensabile per la dislessia.
- Libri scolastici digitali: i testi adottati a scuola possono essere richiesti in formato PDF accessibile tramite LibroAID, il servizio dell’Associazione Italiana Dislessia riservato ai soci con diagnosi DSA o certificazione L. 104. Il PDF aperto si usa con sintesi vocale e software per mappe.
- Calcolatrice (anche parlante): compensa la discalculia per i calcoli e supporta anche dislessia/disortografia quando si tratta di leggere/scrivere numeri.
- Tavola pitagorica e tabelle delle misure: sostituiscono lo studio mnemonico delle tabelline o di formule difficili da ricordare.
- Mappe concettuali e mentali: permettono di organizzare visivamente le informazioni e usarle in fase di studio e di interrogazione.
- Software di videoscrittura con correttore ortografico: per la disortografia, scrivere a computer con un correttore evita gran parte degli errori e libera energia per il contenuto.
- Registratore audio: registrare le lezioni permette di tornarci sopra senza dover prendere appunti durante la spiegazione.
- Formulari di matematica, fisica, grammatica: riferimenti che si possono consultare durante verifiche e compiti.
- Dizionari digitali: permettono ricerche veloci tramite tastiera, evitando lo sforzo della consultazione alfabetica.
- Software dedicati per mappe concettuali (come CmapTools, SuperMappe, Mindomo): aiutano a costruire mappe in modo strutturato.
Una nota importante: l’elenco non è un menù da cui scegliere a tavolino. Gli strumenti vanno selezionati in base al profilo specifico dello studente — alla sua diagnosi, alle sue difficoltà concrete, al modo in cui apprende meglio. Lo studente con discalculia ha bisogno di strumenti diversi rispetto a chi ha disgrafia. Il PDP serve proprio a fare questa scelta su misura.
Cosa sono le misure dispensative
Le misure dispensative sono interventi che esonerano lo studente con DSA dal svolgere alcune attività che, per la natura del suo disturbo, gli richiederebbero un dispendio di tempo o di energia sproporzionato — senza che da quello sforzo derivi un reale beneficio per l’apprendimento.
Esempio: chiedere a uno studente con dislessia grave di leggere ad alta voce davanti alla classe. Il risultato è prevedibile: lui si blocca, si sente umiliato, gli altri si distraggono, la lezione si ferma. Non si è imparato niente di nuovo — si è solo creata una situazione di disagio. La misura dispensativa che esonera dalla lettura ad alta voce non è un “trattamento di favore”: è il riconoscimento che quella specifica attività, per quella persona, non porta apprendimento.
Le principali misure dispensative
Le più frequenti previste dalla normativa e dalla prassi consolidata:
- Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe
- Dispensa dalla scrittura sotto dettatura veloce e dalla copiatura dalla lavagna
- Dispensa dall’uso del corsivo per chi ha disgrafia (si può scrivere in stampatello o a computer)
- Dispensa dallo studio mnemonico di tabelline, formule, definizioni a memoria, poesie lunghe
- Riduzione quantitativa, non qualitativa, del carico di esercizi per casa e in classe
- Tempi aggiuntivi per le verifiche scritte (indicativamente il 30% in più)
- Possibilità di sostituire prove scritte con prove orali equivalenti, quando funzionale
- Dispensa dalle prove scritte di lingua straniera, solo nei casi di particolare gravità del DSA e su esplicita richiesta certificata (D.M. 5669/2011, art. 6 c. 5)
Anche qui vale la regola del PDP personalizzato: non tutte le misure si applicano a tutti gli studenti. Si scelgono in base al profilo di funzionamento.
La differenza pratica fra strumenti e misure
Per quanto i due termini vengano spesso usati insieme, fanno cose diverse — e in un PDP ben fatto vengono usati in modo complementare.
| Strumenti compensativi | Misure dispensative |
|---|---|
| Aggiungono un ausilio | Tolgono un’attività |
| Permettono di fare l’attività | Esonerano dall’attività |
| Es. sintesi vocale per leggere il manuale | Es. dispensa dalla lettura ad alta voce |
| Compensano la difficoltà | Aggirano la difficoltà |
| L’obiettivo didattico resta lo stesso | L’obiettivo viene riformulato o sostituito |
Esempio combinato: uno studente con discalculia ha il PDP che gli prevede l’uso della tavola pitagorica (strumento compensativo) e la dispensa dallo studio mnemonico delle tabelline (misura dispensativa). Le due cose lavorano insieme: la dispensa evita uno sforzo che non porterebbe risultati, lo strumento gli permette comunque di fare i calcoli quando servono.
Cosa dice la Legge 170/2010
Il quadro normativo di riferimento è la Legge 8 ottobre 2010, n. 170, intitolata “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. È la legge che ha cambiato per sempre il modo in cui la scuola italiana riconosce i DSA.
La Legge 170 fa tre cose fondamentali:
- Riconosce formalmente i quattro DSA — dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia — come disturbi specifici dell’apprendimento di origine neurobiologica, in presenza di capacità cognitive nella norma.
- Garantisce il diritto a una didattica personalizzata in ogni ordine e grado di scuola, dall’infanzia all’università.
- Sancisce l’obbligo per le scuole di mettere a disposizione strumenti compensativi e di applicare misure dispensative, indicandoli formalmente nel Piano Didattico Personalizzato (PDP).
Il decreto attuativo è il D.M. n. 5669 del 12 luglio 2011, con le Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento allegate, che definiscono nel dettaglio cosa, come e quando applicare strumenti e misure.
E se non hai una diagnosi di DSA?
La Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013 ha esteso l’accesso agli strumenti compensativi e alle misure dispensative anche agli studenti con altri Bisogni Educativi Speciali (BES): ADHD, funzionamento intellettivo limite, disturbi del linguaggio, situazioni di svantaggio. In questi casi è il Consiglio di classe a riconoscere il bisogno e a definire le misure adottabili.
Come si ottengono concretamente
Il percorso pratico per accedere agli strumenti compensativi e alle misure dispensative segue tre passaggi.
1. La diagnosi di DSA
La diagnosi di DSA deve essere rilasciata da una struttura sanitaria pubblica (servizi di Neuropsichiatria Infantile delle ASL) o da una struttura privata accreditata con la Regione. Una diagnosi rilasciata da un professionista privato non accreditato può essere un punto di partenza utile, ma per accedere alle tutele della Legge 170 serve la versione “ufficiale”.
La diagnosi contiene il profilo di funzionamento dello studente: cosa sa fare bene, dove fa fatica, quali sono gli strumenti consigliati. L’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012 (art. 3, comma 3) prevede che il profilo venga aggiornato al passaggio da un ciclo scolastico all’altro e, di norma, non prima di tre anni dal precedente.
2. La consegna alla scuola
La famiglia (o lo studente maggiorenne) consegna la diagnosi alla segreteria della scuola chiedendo che venga protocollata. È il momento in cui scatta l’obbligo per la scuola di attivare il percorso personalizzato.
3. La redazione del PDP
Il Consiglio di classe, di norma entro il primo trimestre, redige il Piano Didattico Personalizzato (PDP): il documento che mette nero su bianco quali strumenti compensativi userà lo studente, quali misure dispensative gli vengono garantite, come si svolgeranno verifiche e valutazioni. Il PDP è firmato da scuola, famiglia e — quando opportuno — dallo studente.
Da quel momento, gli strumenti e le misure indicati nel PDP diventano un diritto. La scuola non può rifiutarli e ogni docente è tenuto ad applicarli.
E se la scuola non li applica?
Capita. In quei casi, la prima mossa è chiedere un colloquio formale con il Dirigente scolastico portando il PDP. Se la situazione non si sblocca, la famiglia può rivolgersi all’Ufficio Scolastico Regionale per segnalare la mancata applicazione. In casi estremi è prevista anche la via legale: la Legge 170 è una legge dello Stato e i suoi diritti sono esigibili.
A scuola, all’università, agli esami di Stato
L’applicazione di strumenti e misure cambia leggermente nei diversi contesti.
Nella scuola dell’obbligo e nelle superiori
Si applica integralmente quanto previsto nel PDP, in ogni materia e in ogni momento della vita scolastica (verifiche, interrogazioni, compiti, esercitazioni). Non si tratta di “concessioni” del singolo docente: sono diritti formalizzati.
Agli esami di Stato
Sia all’esame conclusivo del primo ciclo (terza media) sia alla maturità, gli studenti con DSA possono utilizzare tutti gli strumenti compensativi previsti dal PDP e già usati durante l’anno scolastico, oltre al tempo aggiuntivo (di norma il 30% in più). La commissione predispone le prove tenendo conto del PDP. Nel diploma finale non viene fatta menzione dell’uso degli strumenti compensativi — il titolo è identico a quello degli altri studenti.
Attenzione, punto importante per i BES non DSA
Agli esami di Stato gli alunni con altri Bisogni Educativi Speciali (non DSA, non disabilità ex L. 104) non hanno diritto a misure dispensative. Possono usare solo gli strumenti compensativi già previsti nel PDP e impiegati durante l’anno (Nota MIUR 5772/2019). È una differenza importante da conoscere.
All’università
La Legge 170 si applica anche all’università, ma in modo diverso. Tutti gli atenei italiani hanno un ufficio per studenti con disabilità e DSA a cui presentare la diagnosi. Non esiste un “PDP universitario”, ma vengono attivate misure equivalenti: tempo aggiuntivo nelle prove (fino al 30% in più ai test di ingresso, tipicamente il 30% anche agli esami), uso di strumenti compensativi (calcolatrice non scientifica, video-ingranditore, lettore umano, software di sintesi vocale), valutazione che tenga conto dei contenuti più che della forma.
Il rimando operativo per l’università sono le Linee Guida CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati all’Inclusione degli Studenti con Disabilità e con DSA), approvate il 25 settembre 2024.
Diagnosi DSA da adulti: si può
Una diagnosi di DSA in età adulta è oggi sempre più frequente. Molte persone scoprono di avere un disturbo specifico dell’apprendimento solo all’università, o nel mondo del lavoro — semplicemente perché alle scuole superiori, anni fa, la sensibilità diagnostica era molto inferiore.
La diagnosi tardiva è valida a tutti gli effetti. Va richiesta a psicologi clinici specializzati o a équipe di servizi pubblici o privati accreditati. Permette di accedere alle tutele universitarie previste dalla Legge 170 (tempo aggiuntivo agli esami, strumenti compensativi, supporti dedicati) e — sul lavoro — a tutele crescenti riconosciute dalla normativa più recente.
Avere gli strumenti non basta — serve sapere come usarli
Una cosa che il PDP da solo non risolve: gli strumenti compensativi funzionano solo se si impara a usarli bene.
Tre situazioni che vediamo continuamente:
- Lo studente ha il diritto alla sintesi vocale ma non l’ha mai installata sul computer di casa. Risultato: continua a leggere in modo faticoso senza compensare. Lo strumento c’è sulla carta, non nella pratica.
- Le mappe concettuali sono previste nel PDP ma vengono fatte solo dal docente. Lo studente le riceve, le studia, ma non ha mai imparato a costruirsele da solo. Quando arriva al colloquio orale al pezzo che non è in mappa, va in crisi.
- Il tempo aggiuntivo viene “usato” come tempo per leggere e basta. Senza una strategia di gestione delle verifiche (cosa fare prima, cosa dopo, come distribuire le energie), il 30% in più non basta a recuperare il gap.
Avere strumenti e misure è il punto di partenza. Sapere come integrarli in un metodo di studio è la cosa che fa la differenza tra superare l’anno e farlo bene.
Per approfondire
Questo articolo fa parte della guida completa Futura alle neurodivergenze a scuola e all’università. Per andare più a fondo su singoli aspetti:
- BES (Bisogni Educativi Speciali): cosa sono e differenza con i DSA — la cornice pedagogica più ampia
- PDP e PEI: cos’è, chi lo redige, come funziona — il documento che formalizza tutto
- Dislessia: come legge e come vede un dislessico — il DSA più diffuso, raccontato da dentro
- ADHD a scuola e all’università — strategie di studio per chi ha un ADHD






